Standards 2026-10-14 · 5 min

Progettare l'illuminazione di emergenza: guida secondo IEC 60364

Guida ai requisiti dell'illuminazione di emergenza: illuminazione di sicurezza, vie di esodo, autonomia e alimentazione secondo la IEC 60364.

Autore: Team GorkyCAD

A che cosa serve l'illuminazione di emergenza

Quando manca la tensione di rete, un edificio non resta al buio per scelta: l'illuminazione di emergenza è l'impianto che garantisce luce sufficiente per abbandonare i locali in sicurezza e per svolgere le operazioni critiche. Non è un semplice accessorio, ma una misura di sicurezza che accompagna le vie di esodo e gli impianti essenziali.

La IEC 60364 affronta questo tema nella parte dedicata ai locali e agli impianti di sicurezza, stabilendo che l'illuminazione di emergenza deve funzionare in modo indipendente dall'alimentazione ordinaria, almeno per il tempo necessario all'evacuazione.

Progettarla bene significa ragionare prima sui percorsi che le persone dovranno seguire e poi sugli apparecchi: quanti, dove, con quale autonomia e alimentati da quale sorgente. Questa guida riassume i passaggi principali.

I tipi di illuminazione di emergenza

Non tutta l'illuminazione di emergenza ha lo stesso scopo. In base alla funzione si distinguono alcune categorie, che spesso convivono nello stesso edificio.

TipoFunzione
Illuminazione di sicurezza delle vie di esodoSegnalare e illuminare il percorso verso l'uscita
Illuminazione antipanicoEvitare il panico nelle aree aperte e affollate
Illuminazione di lavoro in aree a rischioConsentire interventi su impianti critici
Illuminazione per locali ad alta densitàSupportare l'evacuazione in ambienti affollati

L'illuminazione delle vie di esodo è quella con i requisiti più stringenti, perché guida direttamente le persone verso un luogo sicuro. L'illuminazione antipanico copre le zone aperte, dove serve soprattutto evitare che il buio generi confusione.

L'illuminazione di lavoro riguarda invece ambienti specifici, come una sala macchine o una cabina, dove qualcuno può dover intervenire anche durante un'assenza di tensione.

Requisiti di illuminamento e autonomia

L'illuminazione lungo le vie di esodo deve rendere riconoscibile il percorso, quindi i valori richiesti sono contenuti ma continui: di norma si parla di un illuminamento dell'ordine di un lux sul piano di calpestio della via di esodo, con una distribuzione uniforme lungo tutto il tragitto.

L'autonomia è il tempo durante il quale l'impianto deve funzionare dopo la caduta della rete. I valori tipici partono da circa un'ora, coerentemente con il tempo previsto per completare l'evacuazione dell'edificio. Edifici con particolari esigenze possono richiedere autonomie più lunghe.

La scelta dei valori dipende dal tipo di locale e dalla normativa applicabile: in Italia, come in altri Paesi, i requisiti di dettaglio sono precisati in norme tecniche che integrano la IEC 60364. Il progettista fissa gli obiettivi in base all'uso dell'edificio e li traduce in un numero e una disposizione di apparecchi.

Un requisito spesso sottovalutato è la continuità lungo il percorso: non basta che ogni singolo apparecchio sia a norma, perché tra un apparecchio e il successivo non devono restare zone buie. Il progettista verifica quindi che l'illuminamento resti accettabile su tutta la lunghezza della via di esodo, compresi angoli, porte e gradini, dove l'ombra può nascondere un ostacolo.

Alimentazione e sorgenti di emergenza

Il cuore di un impianto di emergenza è l'indipendenza dall'alimentazione ordinaria. Le soluzioni più diffuse sono due: gli apparecchi autonomi, con batteria e circuito di ricarica integrati in ciascun corpo illuminante, e un sistema centralizzato, con una sorgente di emergenza che alimenta un gruppo di lampade.

Gli apparecchi autonomi sono semplici da installare e non richiedono un impianto dedicato; il sistema centralizzato consente di concentrare la manutenzione e di coprire più punti con un'unica sorgente. La scelta dipende dalla dimensione dell'edificio e dal tipo di verifica periodica prevista.

In ogni caso il circuito di emergenza va tenuto separato dall'illuminazione ordinaria, così che un guasto o un intervento sull'impianto normale non disattivi anche la sicurezza. Alimentazione, ricarica delle batterie e comando di accensione vanno progettati con questa separazione in mente.

La scelta tra autonomia integrata e sorgente centralizzata ha conseguenze anche sulla manutenzione. Con apparecchi autonomi ogni punto è indipendente e un guasto resta circoscritto, ma le batterie vanno controllate una per una; con un sistema centralizzato la verifica è più rapida, ma un problema alla sorgente comune coinvolge più punti contemporaneamente.

Scelta e posizionamento degli apparecchi

Il posizionamento degli apparecchi segue il percorso che una persona compie per uscire. Le lampade vanno collocate in corrispondenza dei cambi di direzione, degli incroci, delle scale e delle uscite, dove un'assenza di luce creerebbe incertezza e pericolo.

La segnaletica di sicurezza, con i cartelli delle uscite, va integrata con l'illuminazione vera e propria: un cartello visibile ma un percorso buio non serve al suo scopo. Anche l'altezza di installazione e l'orientamento del fascio luminoso influenzano l'efficacia del sistema.

Nelle aree ampie, come gli open space o i parcheggi, si aggiungono apparecchi di antipanico distribuiti in modo da evitare zone completamente buie. Il numero di apparecchi non si copia da un progetto simile, ma si stima in funzione della superficie e della geometria dei locali.

Un criterio pratico è immaginare l'edificio al buio e chiedersi se una persona che non lo conosce riuscirebbe a raggiungere l'uscita seguendo solo la luce. Le zone che restano in ombra in questo ragionamento sono quelle che richiedono un apparecchio in più o una diversa inclinazione del fascio luminoso.

Verifica, manutenzione e conclusione

Un impianto di emergenza funziona solo se viene verificato e mantenuto. Le prove periodiche simulano la caduta della rete per controllare che le lampade si accendano e che l'autonomia dichiarata sia ancora garantita. I risultai vanno annotati per dimostrare che il sistema è efficiente nel tempo.

La sofferenza più comune è la batteria, che con l'invecchiamento riduce l'autonomia e va sostituita secondo le indicazioni del costruttore. Anche le lampade a sorgente fissa possono perdere intensità, e i dispositivi con autodiagnosi aiutano a individuare i guasti senza attendere la prova periodica.

In GorkyCAD Pro i circuiti di emergenza fanno parte dello stesso modello degli impianti ordinari, così illuminazione, alimentazione e verifiche restano documentate e coerenti con lo schema del progetto. Apri l'editor nel browser →

Domande frequenti

Quanto deve durare l'illuminazione di emergenza?

L'autonomia tipica parte da circa un'ora, il tempo necessario per completare l'evacuazione. Edifici con esigenze particolari possono richiedere durate maggiori.

Qual è la differenza tra illuminazione di sicurezza e antipanico?

L'illuminazione di sicurezza guida lungo le vie di esodo con un percorso riconoscibile; quella antipanico copre le aree aperte per evitare che il buio generi confusione.

Meglio apparecchi autonomi o un sistema centralizzato?

Dipende dall'edificio. Gli apparecchi autonomi sono semplici e indipendenti, il sistema centralizzato concentra la manutenzione e alimenta più punti da un'unica sorgente.

Come si posizionano gli apparecchi di emergenza?

Lungo il percorso verso l'uscita: cambi di direzione, incroci, scale e uscite. Nelle aree ampie si distribuiscono apparecchi antipanico per evitare zone completamente buie.

L'impianto di emergenza va separato da quello ordinario?

Sì. Il circuito di emergenza deve funzionare indipendentemente dall'alimentazione ordinaria, così un guasto o un intervento sull'impianto normale non lo disattiva.

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